CHI BEN COMINCIA…

Se la URL  ‘Le mie prigioni’ non fosse stata già occupata quando ho aperto WordPress per dare un volto -anzi, un layout- alla mia idea, questo blog si sarebbe chiamato così.

E ‘Silvio Pellico stava meglio’ sarebbe stato solo un sottotitolo. Per ovvie ragioni di nome già esistente, però, ho dovuto ripiegare: sappiatelo, quindi. Si tratta di prigioni. Che ognuno ha le sue, e qualcuno le condivide pure.

Di che parliamo? Di una passione, di un ideale, di una moda, di un movimento, di una revoluciòn?

NO.

Parliamo di un popolo.

Un popolo che se si potesse rappresentare in un quadro, assomiglierebbe a quello famoso di Pellizza da Volpedo, il Quarto Stato: una massa di contadini grigi e arruffati, pronti a usare le forche.

Questo popolo,invece, pur essendo altrettanto incazzato, è forse un pò più frustrato e rassegnato.

E’un popolo di co.co.pro – tra i più pazienti e virtuosi, che al posto delle forche utilizza quotidianamente un altro strumento di tortura: LE CUFFIE.

Ebbene si, lettori cari, forse ce n’é qualcuno anche tra di voi… Gli/le Operatori/trici Call Center.

Altresì detti ‘addetti al telemarketing’, che nel 70% dei casi sono laureati/laureandi vittime del sistema lavorativo italiano, con necessità di mantenersi in una città che non è quella d’origine o di mettere qualcosa da parte per realizzare il sogno americano/londinese/australiano/tedesco e così via.

Anch’io appartengo alle fitte schiere di telefonisti che ogni mattina bevono caffé corretto alla pazienza (dose doppia, grazie) e si preparano ad un’altra giornata di ‘prontobuongiornosonoXlacontattodagliufficiYc’éiltitolare?’ seguiti dalle risposte di repertorio (a. vaff****hjomlxyemaph****èlaquintavoltachemichiamateeeeeeeeeee; b.non mi interessa niente*SBAM* -cornetta sbattuta-; c.le divertenti ed originalissime varianti a cui dedicherò un post approfondito).

Questo blog nasce per condividere, perché si sa, mal comune mezzo gaudio.

Ma nasce soprattutto per strapparmi e strapparvi una risata con le mie e vostre testimonianze, perché si sa: da ridere c’é poco… ma è meglio di niente!

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