UNA ‘FAVOLA’

C’erano una volta i contratti di lavoro a tempo indeterminato e determinato.

Erano contratti tradizionalisti, statici, forse un pò sedentari; ma di certo sicuri.

Si sa, però, che esistono gli amanti del brivido che non se ne fanno nulla di tutta questa tranquillità; ma sai che palle, che monotonia, si dissero, ad avere uno stipendio certo tutti i mesi, ed un lavoro che duri nel tempo?! BASTA! E’ORA DI CAMBIARE!

Fu così, per quella che potremmo definire una genialata, che nacque il co.co.pro.

Il cosiddetto contratto a progetto, diventato ormai compagno fedele di moltissimi giovani e meno giovani ‘lavoratori’ del nostro tempo, nasce intorno al 2003 in Italia, e sostanzialmente, dopo alcune modifiche introdotte dalla Legge Biagi e di sicuro qualche altro cambiamento recente che mi sarà sfuggito nel marasma contemporaneo in cui mi dibatto quotidianamente, prevede (o dovrebbe farlo) i seguenti punti salienti:

  • è un contratto a tutela di forme peculiari di lavoro autonomo – non sono previste, quindi, le normali disposizioni in materia di orari di lavoro da rispettare. In sintesi, il lavoratore cocopro non è un lavoratore dipendente ed in quanto tale non ha obbligo di rispettare un orario di ingresso/uscita dal posto di lavoro, salvo accordi e disposizioni private con il committente, ma solo di portare a termine il PROGETTO, come indica la denominazione stessa.
  • è un contratto frutto di una trattativa privata tra lavoratore e committente – vantaggio o svantaggio, direte voi? Facciamo un minuto di silenzio mentre ci riflettiamo su.
  • è un contratto in cui il committente può cessare la collaborazione senza obbligo di preavviso, se non un tempo minimo (circa tre giorni): parlando potabile, vi si può dire ‘ciaociao’ da un momento all’altro.
  • Molto -troppo- spesso il compenso dipende non dalle ore lavorate, ma dal raggiungimento degli obiettivi/dal compimento del progetto in atto. Facciamo qui una lunga pausa ricordando tutte le ore lavorate gratuitamente dagli addetti al telemarketing pagati a provvigioni, che per motivi oscuri ed incomprensibili ai datori di lavoro (…) non sono riusciti a prendere appuntamenti o chiudere i contratti durante il proprio turno.
  • è un contratto che non prevede mensilità extra (tredicesima) né TFR (trattamento di fine rapporto) in caso di cessazione. Andiamo, mica ci pensavate?

Ovviamente, in tempi più recenti e civili (…) sono state aggiunte alla normativa clausole a tutela del lavoratore, quali un indennizzo maternità (precedentemente non previsto), ed un indennizzo in caso di cessazione del rapporto se avete maturato un periodo di tempo lavorato sufficiente.

E’chiaro che non sono un’esperta in materia: so solo quello che leggo e su cui cerco di tenermi informata, ma soprattutto so quello che succede in particolare nell’ambito del telemarketing dove questo simpatico contrattino è frequentemente usato, e che potrei così riassumere:

  1. inizi a lavorare, non sai per quanto tempo, sperando almeno di poterti organizzare le tue giornate non avendo vincoli di orario. SBAGLIATO!! Rispetti l’orario di ufficio proprio come un qualsiasi lavoratore dipendente, senza però nessuna delle sue garanzie (ferie, malattie, buoni pasto…), altrimenti il programma di login al computer segnala che sei uscito 15 minuti prima e ti vengono conteggiati e detratti dallo ‘stipendio’.
  2. inizi a lavorare ed ogni giorno lavori sapendo che potrebbe essere l’ultimo… soprattutto se la tua produttività comprende esiti alle telefonate quali fax, segreterie, riprova e vaffanculi vari.
  3. inizi a lavorare, poi succede che fai zero appuntamenti per un pò (vuoi lo scazzo, vuoi la crisi, vuoi la gggente esausta) e arriva il tuo ultimo giorno di lavoro. Così, in un click!
  4. inizi a lavorare, pensi di prendere un netto mensile, in realtà alla fine del mese ti accorgi che mancano X euro, ed è tutta una questione di bonus/canvas/obiettivi/trattenute/netto/lordo/ccnl (contratto collettivo nazionale del lavoro: solo MISTERO sarebbe in grado di sciogliere l’enigma della retribuzione oraria netta per un contratto telemarketing).

Insomma. Vissero tutti felici e contenti: l’innovatore che volle rompere i tradizionali schemi di lavoro subordinato, il datore di lavoro che ha mantenuto i suoi diritti dimenticandosi di tutti i doveri, ma soprattutto noi: i collaboratori a progetto. Che di progetti non ne facciamo proprio più….Immagine

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