IN&OUT

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No, non mi riferisco al celebre film con Kevin Klein.

E nemmeno all’espressione usata dai ccciòvani very fashion per indicare cosa va di moda e cosa, invece, è ormai caduto nel dimenticatoio.

No: oggi voglio parlarvi di una differenza sostanziale nella vita di un telemarketer (giovane razza in via di sviluppo, ndr): quella tra inbound e outbound.

Come credo abbiate ormai capito, io, che sono un esemplare rarissimo di fortunella fortunellae, ho la fortuna di vivere in una città con moltissimi call center. Ce ne sono per ogni azienda, grande o piccola, locale o nazionale, telefono luce gas biglietti del teatro riviste siti web frutta e verdura scampoli di lana biologica per i vostri calzini equo solidali. Bene: nessuno di questi è inbound. Dunque, per deduzione logica, outbound sono detti quei call center, come il mio, che chiamano per acquisire nuovi clienti tramite contratti ed appuntamenti. Abbiamo un database che ci viene dato già compilato e su cui non abbiamo altro potere che quello di scrivere un esito (ok, numero inesistente, attività cessata, fax, ufficio in fase di trasloco, occupato…), e siamo noi (o meglio un programma computerizzato che lo fa per noi) ad effettuare le chiamate.

Ora. So che il momento è difficile, so che cc’èlacrisi (è passata giusto ieri da me per un caffè e una fetta di torta), so che i call center sono quasi l’unica scelta per i giovani laureati, e blablabla.

Ma quello che ottocentomiliardidivolte/sec mi chiedo è: se proprio dovevo finire a lavorare al telefono, non poteva essere almeno un inbound? Dicesi tali, infatti, i più comunemente conosciuti come servizio assistenza clienti.

Per intenderci, tutti i numeri verdi, rossi e gialli che componete quando avete un problema con la copertura/la connessione internet/la puntualità dell’abbonamento per la vostra rivista/la bolletta del gas.

Io me li immagino spesso, questi miei colleghi di secondo grado, anche loro con cuffia e pc, che devono pazientemente ascoltare i problemi di millemila clienti al giorno, che subiscono magari le loro ire perché è la tremilionesima chiamata e non hanno risolto il problema, che fanno turni allucinanti perché spesso il servizio clienti è aperto h24.

Però c’è un però. Un però che ai miei occhi, e di ‘sti tempi, è come una brocca di mojito alle 12.00 del 15agosto.

Ma ci immaginiamo che meravigliosità non essere io a chiamare, bensì a ricevere la telefonata di qualcuno che chiama di sua spontanea volontà?! Ehhh?! Un miraggio.

Il 75% di abituali risposte outbound quali a)non mi scocciate, b)se voglio sapere qualcosa chiamo io, c)sto lavorando  – e qui scattano infinitesime versione dell’ ‘io no, io sto…’ divertitevi a completare al posto dei puntini! Alcune opzioni consigliate: facendo la maglia, seguendo un corso professionalizzante per stalker, giocando a calcio, incrementando l’utilizzo del telefono… poi lavorate di fantasia -, 4)avete rotto i #[]@#]#@[[.

Insomma: io personalmente mi sentirei più utile e saprei di stare facendo qualcosa per qualcuno, fosse anche attivarvi la promozione chiama tutti i numeri a 0,1 cent al minuto e ti regaliamo anche una fornitura di dentifricio alla lavanda per tutta la famiglia.

So ed immagino che ci deve essere, anche lì, un rovescio della medaglia… ed è per questo che aspetto le testimonianze degli inbound : per consolarmi e convincermi che un call center è sempre un call center!

P.S. ma qualora un inbound avesse bisogno di me… basta un fischio!!

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5 pensieri su “IN&OUT

  1. Ho dato.
    Tante volte uscivo da lì con l’umore sotto le scarpe, ma col pensiero che noi le lavagne con gli obiettivi non le avevamo, e che lo stipendio per quel giorno me l’ero guadagnato comunque.
    In adolescenza avevo trovato un lavoro in outbound e non sono arrivata alla fine della settimana di prova, per cui: tanta stima a chi ogni giorno affronta l’ingrato mondo out, anche se l’in si difende bene. Nel caso specifico sistemavo le adsl di piccole e medie imprese, e spesso ci sono casi non risolvibili… che al cliente piaccia o meno. Una volta il teamleader di turno riagganciò per me la cornetta perchè, a detta del cliente, il mio potenziale lavorativo contemplava l’uso della bocca ma in ambiti diversi da quello telefonico.

    • In teoria, Fefy, io pur avendo le lavagne con gli obiettivi dovrei guadagnare il mio stipendio ugualmente, anche se non mi alzo a scrivere nulla. Dico in teoria perché in pratica, se non raggiungi un certo step che a noi personalmente risulta ancora oscuro, ti pagano si lo stipendio… ma sarà il tuo ultimo, perchè dal mese prossimo si ricomincia il turnover, fuori uno, dentro dieci, sperando che facciano meglio. Ed è proprio quest’ansia a smangiarsi lo stomaco, il fegato ed anche vari ed eventuali altri tessuti umani! Oltre alla frustrazione, certo, ma di quella ho già parlato spesso e volentieri. Continuo a sostenere che l’inbound è meglio, e continuo a sperare di trovarne uno… P.S.Stessa sorte (proprio con la stessa frase) per una mia collega, stessa scena della team leader che urla in cuffia un SEI MALATO! e riaggancia. In quei casi la maleducazione non solo è giustificata… ma è proprio dovuta!

      • Affiancamenti periodici e la chiamata che entrava non appena si riagganciava col cliente precedente stimolavano, mettiamola così. 😀

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