INDICIZZARE IS THE NEW BLACK

Tralasciando che io ho aperto un blog per essere lagnosa, pesante e sfogarmi senza sfrantumare gli attributi alle persone fisiche che mi stanno intorno ogni giorno.

Tralasciando che non ho mai pensato che tale blog, in qualche modo, potesse monetizzare nelle mie tasche.

Tralasciando che, comunque, a chiunque scriva (anche se si tratta solo di sfoghi ed esaurimenti, come nel mio caso) fa piacere essere letti.

E in ultimo: non considerando che di SEO, indicizzazione, ottimizzare e link popularity io capisco ben poco.

So, da quello che ho provato a leggere e a studiare e da amici più ‘in’ di me, che più si usano parole cercate, comuni e famose, più probabilità si hanno di far sì che chi cerca su google incappi nel tuo blog.

Ora.

Io, che non presto attenzione alle parole più quotate perché come avrete potuto notare invento neologismi, mi autoaffligo sempre nello stesso modo e deliro con facilità estrema, vorrei riportarvi le RICERCHE PIU’FREQUENTI che hanno condotto dei poveri ed ignari users su SilvioPellico. Non poniamoci domande. Ma se qualcuno lo sa, mi dica PERCHE’:

-signore di 50 anni che lavorano al call cnter : a parte la ‘e’ che si è persa per strada, ci sta. Ma non capisco perché proprio questo accanimento sulle 50enni. Indagini statistiche?

-lavagne in&out : credo che qui volessero capire se negli outbound ci sono le famose lavagne, per rimanere in tema. Oppure se anche quest’anno il nero lavagna sarà un irrinunciabile trend (un pò come l’indicizzazione).

che onomatopea è cic ciac. Ora. Forse ricorderete il mio post sul signore di Terni ed il suo ben strano datore di lavoro. Fatto sta che io mi chiedo: cosa è accaduto nella vita di questo web surfer per portarlo a fare a Google una domanda simile?!

 

(Off topic: è periodo di estremo esaurimento, in più la mia connessione con chiavetta si rifiuta di collaborare. Ma ci sono, e vi ricordo sempre la mia sezione CONTATTI: un pò di stalking dai miei lettori non mi dispiace affatto!)

IL REGISTRO DELLE OPPOSIZIONI

Parliamone.

Parliamo di questo strumento messo a disposizione dallo stato italiano qui.

Cito testualmente:

Il Registro Pubblico delle Opposizioni è un nuovo servizio concepito a tutela del cittadino, il cui numero è presente negli elenchi telefonici pubblici, che decide di non voler più ricevere telefonate per scopi commerciali o di ricerche di mercato e, in pari tempo, è uno strumento per rendere più competitivo, dinamico e trasparente il mercato tra gli Operatori di marketing telefonico.

Concentrerei la mia attenzione su UNO STRUMENTO PER RENDERE PIU’COMPETITIVO, DINAMICO E TRASPARENTE IL MERCATO TRA GLI OPERATORI DI MARKETING TELEFONICO. Traduco dal punto di vista dei telemarketers: I contatti forniti dall’azienda con cui lavoriamo non sono aggiornati o non tengono conto di questo registro. Indipercui gli iscritti si sentono (giustamente, ma solo al 60%, perché dovrebbero ricordarsi che non è l’operatore a scegliere chi chiamare e non ha ALCUN POTERE sui nominativi) in diritto di procedere nei seguenti modi:

  • OPZIONE ‘SENZA FIATO’: – Pronto buongior..? SONOISCRITTOALREGISTRODELLEOPPOSIZIONI*sbam*.
  • OPZIONE ‘FIN TROPPO FIATO’: – Pronto buongior…? LEIMIDEVESPIEGARECOMECA***SUCCEDECHEMICHIAMATEANCORAIOSONOISCRITTOALREGISTRODELLEOPPOSIZIONICOMESICHIAMALEI?EH?EH?IOLADENUNCIOSAVOIMIAVETEROTTOICO****!!

Spenderei anche due parole sulle varietà di denominazioni con cui i clienti chiamano il suddetto registro:

-delle pubbliche inibizioni

-delle apparizioni

-registro pubblico delle *qualsiasiparolafiniscainONI*

Procediamo. Sulla pagina troviamo anche il seguente interessantissimo paragrafo:

Tramite il Registro Pubblico delle Opposizioni si intende raggiungere un corretto equilibrio tra le esigenze dei cittadini che hanno scelto di non ricevere più telefonate commerciali e le esigenze delle imprese che in uno scenario di maggior ordine e trasparenza potranno utilizzare gli strumenti del telemarketing.

Il corretto equilibrio qui menzionato non è altro che:

1.le aziende di telemarketing acquistano i database di nominativi dai principali gestori telefonici

2.i gestori che li vendono non si premurano di aggiornare tali liste e cancellare gli iscritti al registro

3.le aziende di telemarketing non si premurano di aggiornare le liste che acquistano, cancellando gli iscritti al registro che non dovrebbero essere contattati affatto

4.gli/le operatori/trici chiamano usando queste liste perché non possono inventarsi i nominativi e perché questo è il loro lavoro, la gente si incazza perché si è pure iscritta al registro delle abnegazioni per non ricevere più ‘ste chiamate che siete ‘na cosa insopportabile, dunque la gente riempie di improperi gli operatori e li invita più e più volte ad andare a quel paese e a tutti i paesi raggiungibili.

Potremmo riassumere il tutto così: chi lavora dentro un call center non ha nulla a che fare con la scelta dei nominativi da chiamare né con le liste fornite dai titolari, ma è proprio chi lavora dentro un call center a prendersi le conseguenze di tutta la cattiva gestione, così da passare ancora più piacevoli giornate lavorative. Grazie Italia, sentitamente grazie!

AGGRAPPARSI

Avere due lavori è spesso massacrante.

Vuol dire ridurre la pausa pranzo a mezz’ora.

Vuol dire correre in auto da un punto all’altro della città.

Vuol dire doppio stress.

Vuol dire (anche qui: è un altro tipo di lavoro, ma è sempre un lavoro ITALIANO) zero garanzie e comunque pochi soldi.

Vuol dire, nel mio specifico caso, che il tempo libero che ho lo passo a preparare il materiale e le lezioni e scaricare le canzoni utili e pensare ai 101 modi per rendere interessante e divertente quello che faccio.

Vuol dire non poter tornare a casa spesso quanto vorrei perché i pochi giorni di ‘riposo’ li riempio quanto posso per fare quello che mi piace.

Vuol dire altre responsabilità in cambio di qualche gratificazione.

Vuol dire inviare i millemila CV senza risposta tra le 11 e le 12 p.m. (forse i responsabili HR si spaventano per questo? Pensano che io sia una della famiglia di Twilight, una dark che vive di notte o peggio ancora un’insonne cronica che non arriverà mai puntuale di mattina, e quindi non mi chiamano? Probabile).

Vuol dire questo.

E poi vuol dire anche un pò di cose in maiuscolo…

Tipo RICORDARMI CHI SONO.

Oppure FARE QUELLO CHE MI PIACE E MI RENDE FELICE.

E ancora NON MOLLARE, SPERARE UN ALTRO PO’.

E pure CREARMI UN CUSCINO D’ATTERRAGGIO QUANDO LA BOTTA E’FORTE E IL LIVIDO E’PEGGIO.

Vuol dire SOGNARE.

Addirittura vuol dire COLTIVARE L’ILLUSIONE CHE UN GIORNO POTRO’VIVERE DI QUELLO CHE HO STUDIATO E AMATO.

Vuol dire SENTIRSI BENE E SODDIS-FARSI OGNI GIORNO (o quasi, visto che è un lavoro ‘a chiamata’).

Vuol dire AGGRAPPARSI.

L’ARTICOLO 18 E LA FERILLI

Dite che parlo troppo se mi azzardo a dire che l’articolo 18 non contempla i lavoratori di call center?

Vabbè, io mi azzardo comunque.

L’articolo 18 prevede che nessuno possa essere privato di un lavoro senza giusta causa e che nessuno possa subire discriminazioni per sesso, razza, religione o età. Ok, passi la seconda parte.

Ma sulla prima… bah, lasciamo perdere.

Nel nostro meraviglioso CO.CO.PRO, quello con la cresta rossa e tante penne che ormai conoscete così bene, c’è una clausola che impone al lavoratore l’obbligo di dare al datore di lavoro tre giorni di preavviso qualora si intenda cessare la ‘collaborazione’, pena il pagamento di un’ammenda che equivale, credo, a quello che si sarebbe percepito per i restanti giorni lavorativi fino alla scadenza del ”contratto” (ma non c’è una funzione per l’inserimento di virgolette plurime?).

Tre giorni, che sono, direte voi? Pochi, infatti.

Il problema sorge se consideriamo però l’altra faccia della medaglia. Ovvero quanto preavviso deve il datore al co.co.pro prima di dirgli VAYA CON DIOS?

Scegliete tra le tre opzioni:

a)ma non farmi ridere, per favore.

b)ma tu vivi in Italia oppure no?!

c)Un mese. Ahahhahahahahahah. Ci hai creduto?

Rallegratevi, sono giuste tutte e tre! Vincete, come sempre, una batteria di pentole, ma non garantisco per l’acciaio inox, che c’è la crisi.

Tornando a noi. Il turnover nei call center non è solo alto… è SPAVENTOSO. Loro non hanno obblighi nei nostri confronti. Non esistono ferie, malattie, maternità, permessi. Esiste una retribuzione oraria che già al lordo fa riderepernonpiangere, figuriamoci al netto. Non esistono giorni NON lavorativi per festività nazionali che vengano retribuiti. Cioé capite questo: il 25 aprile ovvio che non si è lavorato, ma è altrettanto ovvio che NON E’STATO PAGATO.

E come se tutto questo fosse poco, cioè, ma di che ti lamenti?, c’è il fatto che in media ogni due mesi sono mandate via tra le 15 e le 20 persone per ‘bassa produzione’, ma tante volte anche per ‘poca simpatia’ da parte delle responsabili. Per intenderci: se ti sto antipatica ma produco 10 appuntamenti/contratti al giorno non mi mandi via, se però sono nella media produttiva e non sono entrata nelle tue grazie, ci metterai poco a liquidarmi. Zero tutele. Zero possibilità di replica. Zero di tutto. E dal giorno dopo via!, altro giro di giostra, altre venti in formazione, speranzose che quella sia una possibilità di indipendenza economica/aiuto alla famiglia/inizio lavorativo solo per ‘un periodo’.

Vomitevole vedere anche quanto poco contino i rapporti umani con gli stessi team leader: magari il giorno prima era tutta un’empatia, comprensione, sorrisi e confidenze, ma se il giorno dopo l’Ente Supremo del Telemarketing decide che tu non hai la stoffa giusta, per dirti ORVUAR ci vogliono esattamente dieci secondi senza smancerie e senza manco troppo dispiacere.

Sei uno dei tanti che passavano di lì, ecco tutto.

Per concludere quest’amara riflessione, vi dico che io l’altra sera mi sono rivista in streaming TUTTA LA VITA DAVANTI, quello con la Ferilli, in un momento di probabile estremo masochismo. L’ho guardato con tutt’altri occhi, stavolta, perché la prima era stata tipo un ‘si, oddio che tristezza, ma io devo ancora laurearmi e qualcosa farò perchè non vada così’.

Errori di gioventù: ero ccciòvane, illusa e pure un pò scema.

Inutile dirvi che ho pianto amare lacrime dalla soundtrack di inizio ai titoli di cosa.

Pover’a mmé.

IL TELEMARKETING (FARLO E RICEVERLO) NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE

Tra problemi di connessione, periodo iper-frenetico e stanchezza cronica non ho ancora avuto modo di fare un aggiornamento comesideve (ne ho mai fatto uno, poi?).

Avrei tanto voluto farlo stasera ma come tutti sappiamo, alle ore 22.17 io sono una donna-non-donna, con quel pò di trucco messo stamattina in 0,9 nanosecondi che ormai è arrivato più o meno all’altezza delle costole, con la sciarpa ancora avvolta intorno al collo (ebbene si: per risparmiare tempo ho la pessima abitudine di tornare a casa e mettermi a cucinare ancora iper vestita. Dottore mi dica, è grave?), con una tazza di tisana drenanteedepurante tra le mani (peccato aver mangiato due pezzi di cioccolato bianco appena dieci minuti fa e avere ancora attacchi di fame isterica immotivata), e con la testa già piena di tutto quello che devo fare domani mentre gli occhi si chiudono a metà.

Dunque, cercate di sopportarlo! Un post sensato e dignitoso perverrà su questi schermi asssssolutamente in questo fine settimana. Intanto, però, vi lascio una chicca del giorno, regalo di un collega che l’ha condivisa proprio oggi sulla pagina Fb di Silvio Pellico.

Un esempio raro di creatività, fantasia e propensione al melodramma. C’è da dire che il cliente ha un futuro a teatro o come regista di sceneggiature ricche di colpi di scena.

Ecco a voi: IL MALATO IMMAGINAto

-Pronto buongiorno, sono X e chiamo per conto di Y… cerco l’intestatario delle bollette di luce e gas, è lei?

-Si si sono io… (sospiro)… oddio non mi sento bene, non riesco a respirare, ciao!

Breve, conciso ed efficace. E’lui il nostro uomo del giorno!

P.S. io la mia aggiornatissima sezione Contatti ve la ricordo sempre… un like non costa nulla, giuro! E ricevete anche in omaggio una fornitura di autoabbronzante tonalità Cioccolato Fondente Con Nocciole, visto l’avvicinarsi della bella stagione.

IL TEAM LEADER

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Chiamasi team leader quell’essere mitologico, di sesso maschile o femminile, che affolla qualsiasi call center ed ha il compito e l’obiettivo di spronare motivare gli operatori/le operatrici (ci soffermeremo poi sui due termini utilizzati e sul modo in cui questi obiettivi vengono perseguiti…).

Il suo habitat, in cui è solitamente avvistato, è un call center di qualsiasi grandezza, prodotto, modalità; gli studi scientifici dimostrano che il suo cibo preferito è il chewing gum, masticato a tutto spiano in ogni momento della giornata (oltre che, ovviamente, il sangue dei poveri co.co.pro impiegati nel suo stesso habitat naturale).

Di solito il team leader ha trascorso, in precedenza, alcuni anni (o mesi, se è stato particolarmente fortunato) a ricoprire il ruolo di addetto al telemarketing a sua volta, dopodiché gli/le è stato assegnato il management di un gruppo di ‘sottoposti’ (…) da seguire. Vi aspettereste, quindi, comprensione, empatia, umanità.

Ma ricordatevi… un team leader nasce per smontare le vostre aspettative, pezzo dopo pezzo.

Partendo dal presupposto che, dopo anni di attività di telemarketing passati a combattere per un appuntamento/contratto e a prendersi improperi in ogni dialetto italiano esistente, egli/ella ha il sistema nervoso fortemente provato, sfrutta il suo nuovo ruolo per sfogare un pò di frustrazione accumulata e prendersi qualche rivincita sulla vita.

Non stupitevi, quindi, se i documentari mostrano questa figura come perennemente incazzosa, sbraitante e nevrastenica: è tutto vero.

Ecco quindi che le attività di motivazione si dispiegano con le seguenti modalità:

1.appostamento alle spalle del telemarketer, con fiato sul collo e sguardo vacuo come se il malcapitato fosse uno scarto sociale o l’ultimo degli inetti;

2.affermazioni di dubbia certezza ma di sicuro effetto sull’operatore: cè ma se non sei capace di fa ‘sto lavoro che è il più facile al mondo, che devi fà scusa?!

3.shock terapy ovvero: urla a tutta forza, a cominciare dal turno di mattina: svegliaaaaaaaaa eddai essù ma che state a ffà? Dormite?! Cè ma non è possibile ragazzi, sono le 9.06 e state ancora a zero? Cè rendetevi conto che di questo passo a fine mese il contratto non è che ve lo rinnovano per simpatia! Ieri ci sono stati sette recessi! Vi state autoeliminando! svegliaaaaaa eddai essù etc. (la shock terapy prevede anche la ripetizione programmata delle stesse frasi con aumento del tono di voce dello 0.5% ogni mezz’ora)

4.metodo avanzato dello scatenamento della insana competizione tra colleghi: ‘okkèi facciamo la lista, giuditta sta a 0, carmela sta a 0, piergiacomo a 2, bravissima ermenegilda che è a 7, vedete chi si impegna con professionalità tutti i giorni? Gianmaria sei solo a metà strada, non è che mò ti rilassi eh?’ I test dimostrano che questo metodo ha la sola funzione di frustrare ulteriormente il giovane telemarketer scatenando istinti suicidi-omicidi.

5.Sabrina Ferilli style (guardatevi Tutta La Vita Davanti se non l’avete ancora fatto): ‘allora oggi chi fa più di 5 appuntamenti e 3 sono positivi, vince una batteria di pentole acciaio inox e una montain bike con cambio shimano! Avete capito? Oh dai, dai, cogliete la palla al balzo!’ Gli studiosi hanno accertato che per arrivare a questa fase, il team leader ha seguito per un ampio periodo di tempo le televendite di Giorgio Mastrota a cui si ispira liberamente.

Ulteriori test di laboratorio su un campione più ampio notano la presenza di un altro genere di team leader, i masticatori a vuoto. Certi ormai che il loro stipendio, aumentato rispetto ai tempi da operatori, non dipenda più da un oscillante operato che comunque non ha molto a che fare con capacità e volontà proprie, si adagiano sulla postazione assegnata masticando senza sosta durante l’intero turno e si smuovono solo per scrivere i famigerati numeri alla lavagna o assistere (con aria scocciata e ripetuta produzione di sbuffi) un’operatrice a cui si è impallato il sistema.

Post volutamente generalista, esagerato e cattivello: non me ne vogliano i team leader ligi al dovere, gentili, sorridenti ed umani che sanno anche capire lo sconforto e la vera e propria disperazione che ci assale alcuni giorni! 🙂