L’ARTICOLO 18 E LA FERILLI

Dite che parlo troppo se mi azzardo a dire che l’articolo 18 non contempla i lavoratori di call center?

Vabbè, io mi azzardo comunque.

L’articolo 18 prevede che nessuno possa essere privato di un lavoro senza giusta causa e che nessuno possa subire discriminazioni per sesso, razza, religione o età. Ok, passi la seconda parte.

Ma sulla prima… bah, lasciamo perdere.

Nel nostro meraviglioso CO.CO.PRO, quello con la cresta rossa e tante penne che ormai conoscete così bene, c’è una clausola che impone al lavoratore l’obbligo di dare al datore di lavoro tre giorni di preavviso qualora si intenda cessare la ‘collaborazione’, pena il pagamento di un’ammenda che equivale, credo, a quello che si sarebbe percepito per i restanti giorni lavorativi fino alla scadenza del ”contratto” (ma non c’è una funzione per l’inserimento di virgolette plurime?).

Tre giorni, che sono, direte voi? Pochi, infatti.

Il problema sorge se consideriamo però l’altra faccia della medaglia. Ovvero quanto preavviso deve il datore al co.co.pro prima di dirgli VAYA CON DIOS?

Scegliete tra le tre opzioni:

a)ma non farmi ridere, per favore.

b)ma tu vivi in Italia oppure no?!

c)Un mese. Ahahhahahahahahah. Ci hai creduto?

Rallegratevi, sono giuste tutte e tre! Vincete, come sempre, una batteria di pentole, ma non garantisco per l’acciaio inox, che c’è la crisi.

Tornando a noi. Il turnover nei call center non è solo alto… è SPAVENTOSO. Loro non hanno obblighi nei nostri confronti. Non esistono ferie, malattie, maternità, permessi. Esiste una retribuzione oraria che già al lordo fa riderepernonpiangere, figuriamoci al netto. Non esistono giorni NON lavorativi per festività nazionali che vengano retribuiti. Cioé capite questo: il 25 aprile ovvio che non si è lavorato, ma è altrettanto ovvio che NON E’STATO PAGATO.

E come se tutto questo fosse poco, cioè, ma di che ti lamenti?, c’è il fatto che in media ogni due mesi sono mandate via tra le 15 e le 20 persone per ‘bassa produzione’, ma tante volte anche per ‘poca simpatia’ da parte delle responsabili. Per intenderci: se ti sto antipatica ma produco 10 appuntamenti/contratti al giorno non mi mandi via, se però sono nella media produttiva e non sono entrata nelle tue grazie, ci metterai poco a liquidarmi. Zero tutele. Zero possibilità di replica. Zero di tutto. E dal giorno dopo via!, altro giro di giostra, altre venti in formazione, speranzose che quella sia una possibilità di indipendenza economica/aiuto alla famiglia/inizio lavorativo solo per ‘un periodo’.

Vomitevole vedere anche quanto poco contino i rapporti umani con gli stessi team leader: magari il giorno prima era tutta un’empatia, comprensione, sorrisi e confidenze, ma se il giorno dopo l’Ente Supremo del Telemarketing decide che tu non hai la stoffa giusta, per dirti ORVUAR ci vogliono esattamente dieci secondi senza smancerie e senza manco troppo dispiacere.

Sei uno dei tanti che passavano di lì, ecco tutto.

Per concludere quest’amara riflessione, vi dico che io l’altra sera mi sono rivista in streaming TUTTA LA VITA DAVANTI, quello con la Ferilli, in un momento di probabile estremo masochismo. L’ho guardato con tutt’altri occhi, stavolta, perché la prima era stata tipo un ‘si, oddio che tristezza, ma io devo ancora laurearmi e qualcosa farò perchè non vada così’.

Errori di gioventù: ero ccciòvane, illusa e pure un pò scema.

Inutile dirvi che ho pianto amare lacrime dalla soundtrack di inizio ai titoli di cosa.

Pover’a mmé.

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4 pensieri su “L’ARTICOLO 18 E LA FERILLI

    • Ahahahahahhahahahah! Vale in effetti hai molte ragioni! In genere non ne apprezzo le qualità artistiche… però devo dire che quella parte le riesce bene! Si, masochismo puro -.- mai più!!!

  1. mamma mia. anche io ho pianto parecchio nel guardare quel film. poi sono stata depressa per 30 giorni e ho dovuto prendere dei tranquillanti… ma quello quando mi sono resa conto che da circa sei/sette anni che purtroppo non era un film. ma la mia vita. che tristezza! 🙂

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