INDICIZZARE IS THE NEW BLACK

Tralasciando che io ho aperto un blog per essere lagnosa, pesante e sfogarmi senza sfrantumare gli attributi alle persone fisiche che mi stanno intorno ogni giorno.

Tralasciando che non ho mai pensato che tale blog, in qualche modo, potesse monetizzare nelle mie tasche.

Tralasciando che, comunque, a chiunque scriva (anche se si tratta solo di sfoghi ed esaurimenti, come nel mio caso) fa piacere essere letti.

E in ultimo: non considerando che di SEO, indicizzazione, ottimizzare e link popularity io capisco ben poco.

So, da quello che ho provato a leggere e a studiare e da amici più ‘in’ di me, che più si usano parole cercate, comuni e famose, più probabilità si hanno di far sì che chi cerca su google incappi nel tuo blog.

Ora.

Io, che non presto attenzione alle parole più quotate perché come avrete potuto notare invento neologismi, mi autoaffligo sempre nello stesso modo e deliro con facilità estrema, vorrei riportarvi le RICERCHE PIU’FREQUENTI che hanno condotto dei poveri ed ignari users su SilvioPellico. Non poniamoci domande. Ma se qualcuno lo sa, mi dica PERCHE’:

-signore di 50 anni che lavorano al call cnter : a parte la ‘e’ che si è persa per strada, ci sta. Ma non capisco perché proprio questo accanimento sulle 50enni. Indagini statistiche?

-lavagne in&out : credo che qui volessero capire se negli outbound ci sono le famose lavagne, per rimanere in tema. Oppure se anche quest’anno il nero lavagna sarà un irrinunciabile trend (un pò come l’indicizzazione).

che onomatopea è cic ciac. Ora. Forse ricorderete il mio post sul signore di Terni ed il suo ben strano datore di lavoro. Fatto sta che io mi chiedo: cosa è accaduto nella vita di questo web surfer per portarlo a fare a Google una domanda simile?!

 

(Off topic: è periodo di estremo esaurimento, in più la mia connessione con chiavetta si rifiuta di collaborare. Ma ci sono, e vi ricordo sempre la mia sezione CONTATTI: un pò di stalking dai miei lettori non mi dispiace affatto!)

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12 pensieri su “INDICIZZARE IS THE NEW BLACK

  1. Ciao! Mi sono imbattuto per puro caso nel tuo blog e l’ho letto tutto d’un fiato. Volevo dirti che, leggendolo, tantissime delle tue vicissitudini sono state anche le mie, tanti anni fa. Sono stato in 3 call center diversi, fortunatamente al 95% facevo inbound (che è moooolto meglio) ma la maggioranza delle cose che hai sperimentato le ho passate pure io. Compresi i due lavori contemporaneamente. Potrei raccontartene tante, magari se vuoi posso scrivere qualche articolo su come si viveva nei CC 10 anni fa, ma posso dirti che grazie all’impegno, all’intraprendenza, a una pazienza di cui ancora oggi mi stupisco e a un pizzico di fortuna sono riuscito a uscirne nel giro di pochi anni. Anzi, in un caso ho “sfruttato” uno dei call center per trovare il suddetto secondo lavoro e, in un altro call center, mi sono preso la soddisfazione di non andarci più da un giorno all’altro, goduria! Buona fortuna!

    • Lorenzo, benvenuto!!! Ti ringrazio tanto per questo bel commento pieno di positività! 🙂 Mi farebbe molto piacere ricevere la tua testimonianza, quindi sentiti libero di usare a tuo piacimento la pagina CONTATTI e mandarmi quello che vuoi via Facebook o pubblicarlo lì direttamente, oppure provvederò poi a copiaincollarlo qui!! Grazie ancora e a presto! 🙂

  2. un pò di immaginazione Lilacci, come non capisci l’accanimento sulle 50enni?
    Se sei frustrata te a – di 30 anni a lavorare in un call center, figurati una persona di mezza età che non ha più veramente speranza di trovare un altro posto nel mondo…ed è lì che arriva la consolazione di qualche coetaneo scapolone o rimasto single da poco…

    • Mmmm, in effetti Violetta cara può essere un’opzione! Credo che la frustrazione e lo sconforto di fare questo ‘lavoro’ non abbiano età… ma quindi secondo la tua logica, questa ricerca viene fatta dagli scapoloni coetanei per trovare le 50enni tristi e consolarle? 😉

      • Più che altro le 50enni single o insoddisfatte…
        C’è una cosa che mi domando, quante persone “di mezza età” per così dire, ci sono che lavorano nei call center? Io ho lavorato in una realtà piccolissima dove solo gli studenti, come lo ero io, andavano per guadarsi qualcosina e non so proprio farmi un’idea. Quante persone che prima facevano un lavoro, per così dire, gratificante, con la crisi sono state costrette ad una retrocessione?
        Perchè troppo spesso pensiamo al caso tuo o mio, ragazzi giovani che vivono il CC come prima esperienza di lavoro e poi per fortuna, pervicacia, insistenza, riescono a trovare un lavoro che li soddisfa e li gratifica. Ma quanti sono quelli che fanno il percorso inverso?

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