UNO SU MILLE CE LA FA

Oggi parlo anch’io di una cosa di cui hanno parlato (quasi) tutti nella loro vita da blogger.

Meglio: di una persona. La persona in questione ha suppergiù la mia età, almeno 10 cm di altezza in più, probabilmente il mio stesso peso (che quindi, rapportato all’altezza, è come avere 10 chili in meno, se la matematica non è un’opinione), colori (pelle, occhi e capelli) completamente opposti ai miei.

Ma la differenza sostanziale è un’altra: trattasi di risorse finanziarie.

Siete abbastanza curiosi, adesso? Ok, sto parlando di lei. L’insalata bionda.

The blonde Salad, aka Chiara Ferragni, è una innegabilmente bellissima ragazza dai colori nordici che a soli 25 anni o giù di lì ha creato un vero e proprio impero partendo da un blog. Letteralmente: sono incappata di recente in un suo post in cui festeggiava il quarto ‘anniversario’ del suo sito, creato per pubblicare outfit di moda da lei indossati, che le ha poi portato collaborazioni con grandi marchi, proposte di sfilate, la possibilità di viaggiare mezzo mondo e di realizzare un sogno.

Attualmente Chiara, oltre ai lavori freelance come modella e testimonial dituttounpò, ha una PROPRIA azienda con altri ragazzi come collaboratori o dipendenti che siano, ha una PROPRIA linea di calzature, e via dicendo.

No, non sto facendo pubblicità occulta né lecchinaggio estremo.

Che sia bella è un dato di fatto. Che abbia avuto culo, anche. Che il fatto di avere un viso e un fisico adatti al mondo della moda l’abbia aiutata tantissimo è di certo vero. Che la ‘base di partenza’ (una famiglia benestante, gli studi alla Bocconi, la possibilità di comprare la X borsa da millemila euro con cui creare stratosferici abbinamenti) sia stata un trampolino di lancio notevole, lo è altrettanto.

MA. C’è sempre un ma. Io, che ne apprezzavo la piacevolezza delle foto ai tempi del nonmisifilaquasinessuno, ne ho lette di tutti i colori. E’stata criticata, giudicata, accusata di falsità, di ostentare, di essere vuotastupidagallinaoca, di essere solo una sciaquetta arrivista, di farsi prestare i vestiti che non erano in realtà suoi, addirittura di essere una persona poco attenta all’igiene personale.

Tutto questo noi non possiamo saperlo. Lo sa solo chi la frequenta e la conosce di persona. Non ho mai lasciato commenti né belli né brutti, perché non sopporto lo sparare a zero ma neanche la patetica adulazione.

Quello che so, e di cui sono certa, è che lei è una come tante, solo un po’ più fortunata della media. Avrebbe potuto arrendersi alle critiche, cedere a chi le diceva sei ridicola, la smetti di farti le foto?, e tornare a studiare. Magari avrebbe trovato lavoro in due giorni o magari sarebbe stata una delle tante disoccupate e laureate italiane.

La sola differenza sicura tra me e lei, appunto, è che magari anche da disoccupata non avrebbe mai avuto bisogno di finire in un call center.

Per il resto siamo uguali, lei è uguale a tanti/e. Solo che è andata avanti. A costo di prendersi tutti gli insulti del  mondo (gli utenti rosiconi hanno una fantasia incredibile, non lo sapete?), a costo di farsi criticare per ogni scelta, parola, frase, accento sbagliato. Ha creduto nel suo sogno e ce l’ha fatta, in grande stile anche. Ha proseguito sulla sua strada come un carro armato rinforzato, e adesso, mentre la maggior parte di noi si dispera, fugge a fare il cameriere all’estero o si arrangia come può, lei vive una vita da favola e si prende le sue soddisfazioni.

Ora, attenzione. Scendiamo tutti dalla bella nuvoletta su cui siamo momentaneamente sospesi. Io alle favole ci credevo, si, ma quando avevo dieci anni. So che la vita è altro, che non tutti abbiamo il tempo di curare un investimento digitale ed etereo sperando che frutti, che quasi nessuno può spendere mille euro per una borsa e tre ore del proprio tempo per capire come abbinarlo.

Questo è il cosiddetto alto livello, si…ma esistono i livelli intermedi. Non a tutti piace la moda, per molti è solo una perdita di tempo e denaro. Ma tutti hanno un sogno. Può essere scrivere, dipingere, insegnare, organizzare matrimoni o cucinare torte. Può essere un ristorante macrobiotico o un lavoro nel sociale.

E, dannazione, vivendo in questa maledetta epoca che ci taglia le ali, le mani e spesso anche i piedi e ci costringe ad ancorarci ad una realtà fatta di co.co.pro, bollette, affitti e mutui e tanta, tanta, tanta instabilità (nel mio caso, anche mentale), spesso ce ne dimentichiamo. Lasciamo i sogni nel cassetto e viviamo la vita come meglio possiamo.

Ma i sogni nel cassetto fanno la muffa. Tirateli fuori e spolverateli un po’. Io lo so che è difficile: lo vivo tutti i giorni sulla mia pelle. Ma non smettere di cercare, di provarci, e sotto sotto anche di crederci, è già la nostra personale ottima ‘base di partenza’.

Una goccia d’acqua, se persiste, scava la roccia.

(‘Azzarola, troppa positività dite?! Tranquilli, torno a breve acida e cinica, ma intanto… Happy Wednesday!)

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5 pensieri su “UNO SU MILLE CE LA FA

  1. Mi piace ritrovarti così positiva, davvero! E secondo me devi scrivere di più. Pare ‘na strunzata, ma fa bene.
    Per quanto riguarda la Chiara cosa, onestamente non la conoscevo, ma dalla descrizione che ne fai mi sembra che no, non è una come tante, perché comunque (e lo dici pure tu) partire da una base socioeconomica solida aiuta, e tanto. Al di là dei sogni, che abbiamo tutti, e magari anche un pelino meno vip. 😉

    • Ma ciao Vale! 🙂 Scriverei di continuo, ma al di là di tempo e spazio che scarseggiano, cerco anche di passare qualche contenuto ‘filtrato’, cioè poco ma buono/meglio che se scrivessi in flusso di coscienza ammorbandovi con ogni cosa che mi passa per la testa! 😉 Sulla Chiara cosa, come l’hai chiamata :D, ripeto che OVVIO, la sua base ha aiutato eccome. Ma quello che mi piace prendere del suo messaggio è la tenacia e la costanza, al di là del percorso più o meno impervio e del tenore del proprio sogno. Qualcosa da imparare c’è sempre, per tutti! 🙂

  2. non commento su tale chiara, che non conosco nemmeno io, ma so che se la vedessi cercherei come minimo di farle uno sgambetto. Invidia, sì probabile, tanta invidia.

    Ma capisco il punto: crederci e andare avanti con sicurezza e forza, al di là delle difficoltà che tutti, nessuno escluso, incontra sulla propria strada. Crederci, non dimenticarsi dei sogni, lavorare per renderli progetti concreti.

    Ci vuole energia, bisogna farsi un generatore di energia continua e si può solo non perdendo le speranze, gli entusiasmi, la voglia di fare, creare, vivere, insomma.

    Ecco, io oggi sono nella fase down per cui oggi mi ricarico semplicemente “non facendo” ma in questo non fare cerco di mantenermi lucida e positiva. Oggi va così, domani andrà meglio. (E prendo ispirazione più da te che da questa chiara 😉 )

    • Giustissimo, sempre saggia ed oculata Bia. Un po’ di invidiella acida ci sta tutta, perché per lei e chi come lei è stato abbastanza semplice rispetto alla media. Non ne ho mai fatto la mia fonte di ispirazione, non mi interessa la moda né la borsa griffata, per dire, i miei sogni sono completamente diversi: ma al contrario di tutte le critiche sterili, io faccio mio il messaggio, il ‘si puo’. E di giorni down ne passo così tanti che ho anche smesso di contarli, l’importante è che ci siano poi gli up! baci

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