(S)VOLTE

Ok, potete cazziarmi pure.

Vi è concesso, visto che vi ho stressate/i con i miei dubbi esistenziali che mi hanno tolto il sonno per un paio di lunghissime settimane.

Allora, mi sembra doveroso aggiornarvi, anche se con scelte impopolari.

Alea iacta est. Che in italiano vuol dire: la cazzata è stata fatta.

Come qualcuno avrà già immaginato… si. Ho scelto il cuore e seguito l’istinto, il che ovviamente vuol dire accollarsi tutti i rischi, il che ovviamente vuol dire fallire nell’89% dei casi.

Ma io non ho ancora trent’anni, amo ciò che ho studiato, lo faccio con tutta la gioia e la passione del caso. Non ce la facevo, o meglio non ancora, a fermarmi al ‘più stabile ma più brutto’… e così ho scelto l’opzione bellabellissima ed iperprecaria.

Quindi, oggi sono qui, a non sapere quanto durerà, ad avere sempre i soldi contati come prima o poco meglio di prima… ma felice. Una parte di me sente, dannato sentire,di aver fatto la cosa giusta. Perchè la stabilità è importante, importantissima, ve lo dico io che non l’ho ancora mai provata e per questo sono stracredibile.

Ma mi sono sentita ancora troppo giovane, coraggiosa e sicuramente incosciente per sedermi, rassegnarmi e pensare tutti i giorni ‘mi sveglio, vado a lavoro, non imparo molto né cresco professionalmente, però sono abbastanza sicura’.

Ho voluto ancora una volta puntare su di me, su quello che mi piace, su cinque anni di università e gli anni successivi in cui non ho mollato mai. Ho pensato (forse per giustificarmi) che tanto il precariato è ovunque, più nulla è sicuro e allora instabilità per instabilità meglio vivere giorno per giorno, arricchirmi, imparare cose nuove che potrebbero non essermi utili, ma potrebbero invece anche servirmi, o (nel mondo ideale) diventare la mia professione.

Ho puntato tutto sul rosso, ora si vedrà. Non mi pento, non ho rimpianti che forse avrei avuto facendo una scelta diversa, e mi godo quanto di buono quella fatta mi porterà, con un sorriso e con un pò d’orgoglio, quello tipico di quando si fa qualcosa che si ama e che ci serve. Dentro.

Forse, dopo tanta aridità sopportata solo per tirare a campare, avevo bisogno di un pò di rigoglioso ottimismo. Tirerò comunque a campare, ma magari per un pò sarà più sopportabile.

C’era chi mi ha chiesto: ed ora che non sarai più (almeno per qualche tempo) un’operatrice di call center, cosa ne farai del blog?

Sinceramente, come ho già detto, non ho mai pensato di chiuderlo. Questo posto è nato per condividere una (brutta) esperienza, ironizzandoci per alleggerirla un pò, ma già dal secondo post parlava di me, di quello con cui dovevo relazionarmi ogni giorno, di ciò che mi appassiona e dei pensieri che mi passano per la testa.

Così continuerà ad essere: nient’altro che la vita, quella che succede tra un piano e l’altro.

Spero vorrete continuare a leggermi, perchè i vostri incoraggiamenti, consigli e le virtuali ‘pacche sulla spalla’ sono state la sola ragione che mi ha portata qui, da un post all’altro.

Quindi non è un addio, né un arrivederci: io sono sempre qui, e voi?

NON SONO FATTA PER SCEGLIERE

…ed è per questo che ho deciso di parlarne a voi.

Un parere, un consiglio, un ‘vaiall’altropaese’, tutto può essere utile in questo momento di alta crisi (mangiare mezzo frigo non è stato utile per nulla, invece).

Ho bisogno di diecimila consigli, e quindi anche dei vostri, dopo aver afflitto l’anima a mamma/sorella/amiche eccetera.

Premessa&antefatto: Lilaccì, ormai la conoscete, ha una laurea sudata e che le piace. Alla sua giovane (…) età ha già all’attivo tre assurdi e folli anni nel mondo del lavoro, di qualsiasi lavoro. Ha conosciuto l’ansia e la depressione da disoccupazione/call center/lavoro non pagato/cambio repentino di impiego ogni mese/tre part-time contemporaneamente. Lilaccì, quindi, è diventata molto meno coraggiosa e risky di un tempo, e vorrebbe calma e ‘stabilità’.

I fatti:

  • c’è un lavoro molto bello. Inerente alla sua laurea, coinvolgente, appassionante, con titolari sopportabili (che ogni titolare è insopportabile almeno al 20%, così come ogni lavoro ha le sue giornate solo-fotocopie, no?). Questo lavoro è full time ed ha un contratto che Lilaccì conosce già bene. Quel famosissimo cocopro (e il pulcino pio, e il pulcino pio). Questo lavoro ha una retribuzione bassa per il tempo da dedicargli (anche se accettabile rispetto ad altre retribuzioni del passato).
  • c’è un lavoro carino. Già fatto in passato, in un ambiente abbastanza friendly, con contatto con il pubblico e mansioni abbastanza inerenti ai suoi studi. E’più alta la percentuale di giornate solo-fotocopie, meno alto il coinvolgimento. Questo lavoro è part-time ed ha un contratto serio, uno di quelli che oggigiorno sono come l’unicorno. Questo lavoro ha una retribuzione decisamente buona per le ore di lavoro da fare, bassa perché si tratta pur sempre di un part-time che lascia quindi mezza giornata libera.
  • c’è un lavoro bruttino. Moooolto, ma mooooolto meglio di tanti altri lavori che Lilaccì ha dovuto fare nella sua vita, ma sono quasi il 90% le giornate solo-fotocopie, peraltro su argomenti che non centrano nulla con quello che le piace e che ha studiato, e sì, per quanto sia bello imparare cose nuove, queste cose proprio non riescono a coinvolgerla.Il titolare è un titolare: freddo, mette distanza, ma in fondo è una brava persona, soprattutto seria con i dipendenti. Questo lavoro potrebbe essere full-time o part-time (è da concordare), con un contratto ancora da definirsi e una paga accettabile e decente rispetto alle ore di lavoro.

Ora. Io lo so che si segue il cuore, si rischia, si deve cogliere il treno che passa solo una volta (perchè quel lavoro bellissimo ed inerente ai miei studi, che mi ci vedo a farlo a vita, si, probabilmente non lo ritroverò mai più), però. Però io mi ricordo ancora trooooppo bene com’era non avere un euro, non sapere se quei pochi euro ci sarebbero stati il mese successivo, svegliarsi con l’ansia per andare a fare un’intero turno di prontobuongiornovaffanculo, non dormire di notte perché il capo non ti paga e non sai più come fare e cosa chiedere. Per tutti i suddetti motivi nessuno escluso, io sono in profonda crisi. Ma taci direte voi, hai tre lavori tra cui scegliere, di sti tempi… vero, verissimo. Mi sento miracolata. Ma so di essermelo meritato e guadagnato, che ho fatto sforzi che neanche Ercole. Ora però devo decidere… e mi serve aiuto.

In omaggio un kit per il superamento dell’inverno (il kit comprende: una bustina di cioccolata calda in polvere, un set di ferri per lavorare la maglia, la vostra serie telefilm preferita, un libro) a chiunque sarà così gentile.