INCONGRUENZE, CURVE, ANGOLI E SEMICERCHI

Lo so, non ho neanche trent’anni (ma ci sono pericolosamente vicina).

E’un’età in cui, sempre rispetto alle circostanze del mondo in cui viviamo, ci si può ancora permettere qualche rischio, si ha ancora forza sufficiente per incassare un (ennesimo) colpo basso e ripartire.

Quello che mi succede ultimamente, però, è che mi sento stanca.

Sono stanca di correre dietro a cose che continuano a sfuggire, stanca di crederci, stanca di piangerne, persino di parlarne o lamentarmi. Credo decisamente di avere iniziato troppo presto a lottare e combattere come se non avessi altro da fare nella vita, così è successo che, non vincendo mai neanche una piccola battaglia, tipo quelle insulse che non ricorda mai nessuno all’interrogazione di storia, sono arrivata qui a pezzi, con le ossa rotte e l’animo fiacco.

Le mie amiche mi dicono di reagire, di rialzarmi, di riprovare. Non credono ai loro occhi, io che sono quella-che-non-si-ferma-mai, un altro esempio di pubblicità della Duracell.

Ma ora non più. Ora mi sento (e mi vedo) stanca e fiacca, dai capelli allo spirito. Non basta un maglione colorato, non basta fare una piccola inutile follia di cui pentirmi dieci secondi dopo (segno inequivocabile di quanto io sia invecchiata) per tentare di rivitalizzare l’animo come una crema viso alla vitamina C. Non basta, non basta niente.

Speranze, sogni e voglia di combattere sono andate in letargo. Mi trovo a rivedere tutte le mie priorità, a pentirmi di non avere ideali più forti, che mi permettano di rifiutare legami, radici, convenzioni, aspettative e fare della mia vita esattamente ciò che vorrei… Anche perché, e qui faccio outing, io non lo so cos’è che vorrei.

Viaggiare? E poi quando mi ci trovo costretta, uno dietro l’altro e senza tregua, mi manca potermi godere casa.

Lavorare con ciò che ho studiato? Per poi scoprire che la felicità ed il benessere dipendono da tutt’altro.

Mollare tutto e aprirmi un chiosco di mojito sulla spiaggia? Si, ma allora cosa li ho persi a fare trent’anni a studiare, ad appassionarmi.

La stabilità è noiosa, l’incertezza terrorizza e sfianca, l’Italia fa schifo, l’estero non è il rimedio ad ogni male…

Questi miei giorni sono questo: un infinito ammasso di clichés in cui le mie verità proprio non riesco a trovarle.

Tutto è deludente, nulla è soddisfacente.

Mi aggrappo con disperazione agli abbracci e a quella parvenza di autonomia così faticosamente conquistata che ancora oggi mi causa discussioni, giudizi e lacrime (mie) quando capisco che non potrò mai soddisfare l’ideale mentale delle persone che amo di più al mondo.

Sono giorni in cui non scrivo perché avrei da dire solo questo. E di noie, a sto mondo, già ne avete troppe. Quali? Vi basti pensare a Barbara D’Urso.