STRANI TITOLI

Ho sempre amato i gruppi musicali dai titoli complicati.
La fame di Camilla, il Pan del Diavolo, L’Officina della Camomilla.
Ma chiccappéro so’, direte voi?
Ascoltateli, magari vi piacciono. O magari no. Ma non era di questo che volevo parlarvi.
Volevo parlarvi dei titoli, e delle cose complicate.
Io sono una da titoli. Mi piace dare i titoli alle cose, mi piace che abbiano un’intestazione, che comincino.
I titoli sono il mio punto di partenza. Spesso compro libri perché m’innamoro dei titoli, delle aspettative che creano.
E più sono lunghi e complicati, più mi piacciono.
Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì.
Se mi chiami mollo tutto… però chiamami.
Tutto quello che avremmo potuto essere io e te se non fossimo stati io e te.
No, non sto delirando, vi giuro che sono libri realmente esistenti, ed anche molto belli, a mio parere.
Ma tornando a noi. Mi piace dare i titoli alle cose. Mi piacciono le parole complicate.

E forse ho fatto un errore.
Ho dato troppi, troppi titoli alle cose della mia vita.
Lunghi, complicati, appassionati titoli che hanno creato la SASPENS e generato anche tante possibilità di delusione.
VOGLIOUNAFAMIGLIADUEBIMBIUNCANE.
VOGLIOARREDARECASAMETTERCITANTILIBRIETANTESCRITTEALLEPARETI.
SIQUESTOE’PROPRIOILLAVORODELLAMIAVITANONMENESTANCHERO’MAIL’AMBIENTENONMIDELUDERA’MAI.
HOSTUDIATOCONSINCERAPASSIONEEDINTERESSEEQUINDIMIMERITOQUESTOEQUELLO.
DEVOTROVAREILMODODI.
SICURAMENTERIUSCIRO’A.
CENTOUNOMOTIVIPERCUIMIADDORMENTERO’SEMPRESERENAESODDISFATTA.
E non era presunzione, giuro. Ero pronta a lottare e sudare perché i titoli corrispondessero alla trama.
Ma non sempre è così. Anzi, quasi mai è così.
Ed è per questo che vorrei smettere di innamorarmi dei titoli e cominciare, finalmente, la lettura diretta.
Poi, come va va.
E’la mia mission impossible, ho il 90% di possibilità di fallire, perché si tratta davvero di andare contro la mia natura.
Ma provarci, almeno…
Ecco, questo sarebbe un buon titolo, e breve, anche.
Provarci, almeno.