SAVE ME (FROM MYSELF)

Trattasi di verso di una canzone, credo. Tipo questa: http://www.youtube.com/watch?v=LM9L7QrQVZ0, anche se lei (che amo e adoro perdutamente da quando avevo circa tredici anni) lo dice al passato.

Io, invece, me lo dico tutti i giorni.

Il sole s’è ricordato di venir fuori, l’estate si avvicina, marespiaggialungocrepuscolotramontidafavola anche se me li guardo solo dal balcone di casa mia.

E’vero, l’estate è tutto un pò più Olio Cuore: più leggero, più semplice. O almeno, per me è così.

Non doversi trincerare dentro strati di lana, potersi godere più luce, illudersi di avere più tempo.

Fa bene al cuore e cambia anche la prospettiva, come se lo sguardo fosse un obiettivo di quelle Reflex che sono così fèscion attualmente: sostituiamo quello vecchio con quello nuovo, meno sfocato, più nitido, più brillante.

I ‘guai’ ci sono tutti, eh. Mica si muovono. Ormai ci vogliamo quasi bene, ci siamo affezionati, chissà per quanto rimarranno dove sono.

C’è sempre lo stipendio (termine che uso impropriamente, ricordatevelo) che arriva ma non sai se arriverà anche il mese dopo, non sai quando, come, dove, perché.

C’è un pò di generico scazzo perchè a volte questa città mi sta stretta e a volte troppo larga, come un vestito mai messo o messo troppo.

C’è la latente nostalgia di casa mia, e il pensiero (falso per il 90%) che lì sarebbe tutto più semplice.

Ci sono persone deludenti e giornate poco proficue.

Però ci sono le àncore. O i salvagenti. O i braccioli: a me servono tutti, non so nuotare (si: vivo in una città di mare e non so nuotare! what a shame!).

Quelli che ti salvano un pò quando ti sembra di aver finito l’ossigeno.

Un progetto segreto che ti rende troppo felice e quasi non ci vuoi credere, su cui stai investendo tempo ed energia, umilmente, perché la soddisfazione che potrebbe darti supera di gran lunga un assegno circolare (non che quello lo rifiuterei, ca va sans dire…).

Una speranza, quella di arrivare piano piano a fare della tua vita ciò che davvero vorresti: un quadro unconventional, un patchwork fatto di tutti i ritagli dei giorni, mesi, posti, volti.

Un incontro, con persone semplici ma speciali che avevano un sogno, si sono innamorati (tra loro e di un posto), hanno chiuso una valigia e ci si sono buttati a capofitto per vivere l’esistenza che desideravano, e adesso i loro sorrisi sono così luminosi che trasmettono pura energia a chiunque (magari un giorno ve ne parlerò: merita il posto, la storia, l’impresa).

Un tentativo: provarci, anche senza nessuna certezza, anche senza garanzia d’esito, a me fa stare subito meglio.

Ecco, questa è l’ouverture della bella stagione. Magari la mia lente rosa durerà poco: ma forse l’importante è che in alcuni giorni io riesca a vederci attraverso.

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