SCRIVO

Perché non so fare altro.

Perché di tutte le cure, le terapie e le psicanalisi esistenti questa resta l’unica che ha davvero un pò di potere su di me.

Sempre più blando, inversamente proporzionale alle difficoltà della mia vita. Ma ce l’ha.

E, diciamola tutta, anche perché pur volendo uno psicologo come lo pago? Col mio spendido co.co.pro?

Perché è come farsi la ceretta, fa sempre un pò male ma è necessario e poi si sta meglio.

Perché mentre piove tutta la pioggia del mondo e fa un freddo improvviso tutto d’un tratto, se scrivo posso sognare più facilmente di cambiare vita, vivere dove il mare è bluissimo e sembra che non ci sia alcun bisogno di lavorare, se non di farlo solo perché ti piace.

Perché è tutto quello che mi resta quando non resta niente.

Allora scrivo, e aspetto… 🙂

META’ SOGNO, META’ SORPRESA

…eggià.

Ne ho uno/a.

Per me, certo, per me, ma magari anche un pò per voi, che siete qui nascosti dietro la vostra copertina di pixel e mi fate compagnia, mi lasciate un ciao, un abbraccio, anche solo un sorriso.

Ne ho uno/a e potrò dirvelo tra poco.

Se volete, nel frattempo, potete provare a indovinare.

Vincete sempre quella famosissima batteria di pentole in acciaio inox, pazienza se è un pò meno lucida dell’ultima volta, basta una passata di aceto!

😉

…LIBERTA’E’IL NOME DI UNA BUGIA

A volte le catene si spezzano.

E’impensabile, direte voi, sono catene.

E invece succede. Un pò come i sogni che si infrangono, le aspettative che deludono eccetera.

Ed è bello quando queste catene erano pesanti, oppressive, non volute, imposte.

Si spezzano ed è gioia, libertà, euforia, possibilità dispiegate come un lenzuolo che dalla cesta si distende sul filo, niente mollette, solo luce e vento.

Poi però ci sono le altre.

Ci sono quelle catene che non pesano pur essendo massicce, doppie, imponenti.

Ci sono le catene che forse è gomma, poliestere, non so, ma non è nulla di doloroso, solo tanto forte e rassicurante.

Quelle catene che dovrebbero chiamarsi, più probabilmente, àncore.

Catene che abbiamo trovato, scelto, sostenuto, in cui ci siamo avvolti come in una rete protettiva, che abbiamo usato per tenere al sicuro qualcuno e tenerci saldi, fermi, anche al centro di un mare ogni giorno più cattivo e agitato.

Succede che si spezzino, ma non è mai una cosa bella.

Lasciano sempre vuoto, tristezza, smarrimento. Lasciano dentro un nero seppia mai visto su nessuna tela, cavolo se fa paura…

Non ho segni sui polsi, ma so che da qualche parte non visibile e non ben identificata, sotto la pelle e le vene e il sangue e i nervi, c’è un punto di me che è devastato dalle cicatrici.

Ci siamo fatti un male intenzionale, autodeciso, imposto, sorprendentemente famelico. Sbagliato, si, così sbagliato.

Noi che eravamo solo parole e sussurri e mani salde, come àncore, oggi cosa c’è di tutto questo? Ferite, cicatrici, sembra tutto un film splatter di quarta qualità.

Il cuore non è buono più neppure per un macellaio, da rivendere a un quarto del prezzo originale.

Io le volevo, quelle catene. Disperatamente.

E’adesso che sono davvero prigioniera.

LUNEDì

Leggo un’offerta di lavoro in cui si chiede un inglese FLUIDO scritto e parlato (dunque sappiatelo: se finora avete pensato che potesse bastare un inglese fluente, armatevi di padellini e provate un pò a scioglierlo a bagnomaria. Altrimenti, non lamentatevi di essere disoccupati).

Esco alle 8 con freddo e pioggia, e poi a pausa pranzo c’è un sole che la maglietta di cotone a tre quarti sembra una coperta in lana merinos.

Mangio troppa cioccolata (Giorgia docet) e mi preparo ad allenarmi stasera per cancellare almeno metà dei sensi di colpa.

Spedisco libri e sogno tisane miracolose e calmanti.

Benedico un ufficio vuoto per tre giorni.

Sogno ad occhi aperti e mi si stringe lo stomaco se penso che forse qualcosa si realizzerà.

Sogno ad occhi aperti e mi si spezza il cuore quando il dubbio che forse qualcosa non accadrà mai si fa sempre più certezza.

Vivo la giornata nella consapevolezza che prima o poi finirà, che dopo l’ufficio c’è la palestra, dopo la palestra la cena, dopo la cena la doccia e poi sarà solo letto, l’amico migliore in giornate al sapore di niente con l’odore pungente di cose che non puoi controllare.

Ciao Lunedì, sei di nuovo tu? Eppure ti avevo detto di non tornare…