NON TROVO UN TITOLO ADATTO

Mi viene da pensare, mentre mi iberno in ufficio, col thermos non abbastanza bollente e le idee confuse, col fuso orario di Tokyo per quanto riguarda il sonno e lo stomaco dei giudici di Masterchef (avete presente? In grado di mangiare qualunque cosa a qualsiasi ora. Ecco, sono io.) per quanto riguarda il cibo.

Mi viene da pensare, e non si tratta solo del classico ‘come farò a riabituarmi’ dopo due settimane di ferie (anche quello, certo, ché il trauma è ancora vivissimo e grazie al cielo che la settimana di ripresa è iniziata mercoledì e non lunedì e quindi domani è “già” venerdì).

Ripenso ad una domanda, bella, apparentemente banale ma effettivamente pesante come un macigno, che mi è stata rivolta durante una delle presentazioni di Alice.

‘Cos’è per te la libertà?’

Ho sorriso fuori e dentro, dando la risposta in cui credo di più. Libertà è poter essere quello che si è e che si vuol essere, esattamente e puntualmente. Poterne avere la possibilità. Ovvio, la mia risposta faceva capo al discorso specifico sul lavoro, le professioni, la realizzazione personale.

Ma vi risponderei la stessa cosa in qualsiasi altro ambito.

Libertà. Di parola, di espressione, di credo, di modus vivendi, di orientamento sessuale, di ideali, di dissentire, anche.

Libertà senza ledere, ovviamente, ma pur sempre libertà. Parlare è essere liberi, ecco perché non riesco a smettere di farlo. Mia madre dice sempre che dovrei soprassedere di più, abbozzare, far silenzio. Vivrei meglio, avrei meno grane da risolvere.

Probabilmente ha ragione, ma davvero, non ne sono capace. La mia intera esistenza si fonda sulle parole, scritte e pronunciate.

Parlare è essere liberi. Parlare è liberarsi.

C’è chi parla parlando, chi lo fa scrivendo, chi cantando, ballando, dipingendo, urlando, creando.

Parlare è essere liberi. Parlare può salvare vite e distruggere mondi, trascinare, respingere, arginare.

Quante cose avete fatto parlando? Pensateci. Trovato o perso lavoro, salvato relazioni e chiuso storie, manifestato dolori e felicità, redento qualcuno, fatto pensare qualcun altro. O magari nulla, ma di certo avrete fatto del bene a voi.

Le parole e la libertà, a mio avviso, sono così strettamente correlate che quello che viene fatto alle une si ripercuote inevitabilmente sull’altra e e viceversa.

Ed è per questo che il mio stomaco va in subbuglio e la mia coscienza scalpita quando leggo notizie come quelle di Charlie Hebdo. Così come quando a scuola imparai che in alcune epoche i libri ritenuti pericolosi venivano bruciati. Così come ogni volta che vedo qualcuno – uomo, donna, bambino – privato del diritto di studiare, di esprimersi, di scegliere la sua vita, di difendersi. Così come quando tutto il disappunto e la frustrazione di vivere in un Paese con troppi errori viene riversata su gente che ha perso tutto e che rischia la propria vita in mare per scappare da orrori che noi non conosciamo né possiamo immaginare, sempre in nome della libertà e della speranza. Così come quando per tenerti il posto di lavoro devi tacere e farfintadi.

Così come ogni volta.

Parole, libertà, speranza, corrono per me sullo stesso filo.

Questo mondo mi fa male, un pò ogni giorno, ma oggi ringrazio chi a Parigi è sceso in piazza per mostrare la frase NOT AFRAID scritta a caratteri cubitali su un cartellone, chi ha scattato quella foto e l’ha fatta circolare, chi ascolta prima di parlare, chi prova a capire, chi non dorme del tutto serenamente sapendo di vivere su un pianeta dove succedono cose come questa.

Ringrazio chi parla e spera, ed in questo trova la propria libertà.

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3 pensieri su “NON TROVO UN TITOLO ADATTO

  1. Arrivo qui su suggerimento di Agrimonia e trovo subito il post tosto (d’altronde, in queste ore, what else?). Condivido tutto, tutto qui. E ora vado a leggere un po’ in giro.

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