I HAVE A DREAM 

Sogno un mondo in cui sia possibile cambiare lavoro più o meno quando lo si voglia, per i motivi per cui lo si voglia. 

Sogno decisamente troppo e male, eh?? 

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Fuori c’è il sole, ebbene si. Il sole!!! Io sono dentro, ovviamente, ma ciò che conta è che un fantastico, caldo raggio di sole filtra dalla portafinestra del mio ufficio, riscalda il vetro e finisce dritto dritto sui miei polpacci, che dio-solo-sa quanto abbiano bisogno di calore dopo un lungo e umido inverno.

Sento pure gli uccellini cinguettare (oltre ad un tosaerba, ma va bé ragazzi, si fa quel che si può). Per di più, oggi è VENERDì, e, salvo bombe atomiche e allarmi internazionali, non è previsto che domani io lavori.

Ho iniziato le pulizie di casa oggi, in pausa pranzo, per avere meno da fare domani e potermi sollazzare un pò di più sotto le coperte, o in poltrona con un libro, o in balcone con una tazza di caffellatte. Si prospetta un week-end che volerà in un attimo come tutti gli altri, ma piacevole. E ho anche pranzato con fusilli ai peperoni cruschi perché sono TREMESI che non torno nella mia meravigliosa terra d’origine e inizio un tantino a sentirne la nostalgia (come? Non sapete cosa sono i peperoni cruschi?! Bene, documentatevi perché davvero non so come abbiate fatto a vivere senza saperlo – e senza mangiarli – fino a questo momento!).

Insomma, è una giornata da ottimismo prorompente e sprizzante da tutti i pori (se ci leggete un velato riferimento allo Spritz: fate bene, benissimo).

La realtà invece è che sto scrivendo poco qui, ultimamente, perché come mi ha fatto notare qualcuno nel post precedente mi sto trasformando nella versione malriuscita e più pallosa di Giacomo Leopardi. Ho sempre tanta, tantissima voglia di scrivere – frase dietro la quale potrebbe celarsi la velata minaccia di un secondo libro – ma quello che voglio scrivere, il più delle volte, non è ironico, non è divertente, non sono nemmeno sicura che sia interessante.

Penso molto, rifletto di più, e OVVOVE!!, traggo conclusioni. Mi viene voglia di riportare tali conclusioni su carta e su pixel, e in genere faccio la prima ed evito la seconda, perché capisco che di ‘sti tempi c’è voglia di far tutto tranne che di mettersi a pensare. Dovrei averne poca pure io, che sono nel mese bollente dell’anno a livello lavorativo, perché tra quindici giorni c’è la scadenza più importante di tutti i dodici mesi, perché la mole di lavoro che ho è tale che non me ne rendo neanche conto e perchè – ovviamente – siamo indietro, quindi presumibilmente le prossime due settimane saranno una riproduzione realistica e dettagliata di Gomorra con alcune scene tratte da Armageddon.

Sapevo che il momento sarebbe arrivato e sto cercando di viverlo un giorno alla volta, ma nel mentre è come se mentalmente mi stessi preparando al peggio. Al PEGGISSIMO, anche se non si può dire. Pertanto, sarà questa la ragione per cui non sono in vena di godere dei piccoli piaceri della vita e gioire del fatto che finora sono stata in grado di mantenere una vita apparentemente normale e una calma invidiabile?

Forse. Nel frattempo faccio questo difficilissimo esercizio che per me è come una corsa a ostacoli con triplo salto carpiato attraverso un cerchio di fuoco, e cioè: vivere senza farmi domande, e poi si vede.

Partirò dal fatto che tra 2 ore e 30 minuti inizia il mio week-end, e spero sappia di Spritz.

Cip cip!