TUTTO IN EI

Farei

-un lungo viaggio in terre calde-ma-non-troppo, troppo colorate, abbastanza distanti, per poi tornare

-discorsi interminabili con persone che hanno voglia di parlare

-lunghe liste di sogni e desideri, anche quelli impensabili

Direi

-tutto ciò che penso a chiunque, senza pensare alle leggi sociali, al buoncostume, forse nemmeno al buongusto

-quello che merita a chi lo merita, anche quando si tratta di cose spiacevoli

-la verità a chiunque non vuole sentirla, vuole negarla, tenta di nasconderla

Vorrei

-più tempo

-più modo

-più voglia

Canterei

-canzoni troppo romantiche

-canzoni troppo incazzate

-canzoni dimenticate

Lascerei

-una scrivania che più che identificarci ci ingabbia

-le menti piccole in balia delle loro convinzioni

-le scadenze a chi si dà sempre un termine

Cercherei

-le opportunità che farebbero di me quello che volevo diventare da grande, se solo ce ne fossero

-le persone che sono davvero come sembrano, se non si sono tutte estinte

-qualcuno a cui poter dire ‘sei tu la mia città’

‘.colours

DI TROPPE PAROLE ED ALTRE AFFLIZIONI

In realtà avrei tanto da dire.

Ma io funziono così, un po’ difettata: in alcuni casi, se ho parole e pensieri in eccesso, mi zittisco.

Non mi andava di affidare a un paio di frasi ironiche e pungenti, come mi succede di fare alcune volte, tutto quello che mi passa per la testa (e deve prima attraversare i capelli, il che è un’impresa non da poco) perché davvero è troppo.

La voglia di scrivere, che in alcuni periodi mi abbandona completamente, invece in questi giorni è prepotente e forte e picchia coi pugni alla porta, maleducata, da quando mi sveglio a quando mi addormento – il più delle volte alle 23, distrutta e sfatta ancora col pigiama invernale e la coperta termica perché sono una freddolosa inguaribile; e non dimentichiamo la tazza di tisana al finocchio posata sul comodino.

Sto scrivendo tanto, ancora di più sto pensando tanto a scrivere, il che non fa altro che confermarmi quanto mi piacerebbe poterlo fare per vivere (si, lo so che le utopie sono pericolose, ma anche la realtà lo è, quindi…). E quando dico ILMIOEDITORE (ho un editore!) è come se un pezzettino si incastrasse al posto giusto e mi facesse dimenticare drammi, dilemmi, capi, salari sotto il minimo, contratti carta igienica, futuro fumoso.

Sto cercando ogni possibilità per cambiare la mia vita – direi pure stravolgerla, sotto ogni punto di vista: il lavoro, la città, i sentimenti e tutto ciò che ci gira intorno. Sto cercando a tutti i costi un mezzo per mettere punti, aggiungere virgole, evidenziare dei pezzi e cancellarne altri. E questo mi spaventa un pò, perché in fondo credo che chi la dura la vince e dunque dovrei stare bene attenta a cosa desidero disperatamente perché potrei ottenerlo. Ma paure a parte, sono qui a volerlo fortemente, quindi miei cari stravolgimenti, palesatevi! Sono pronta, con tutto il mio coraggio, e con tutti i lividi che ne conseguiranno.

Sono satura. Di quello che faccio, che vedo e che sento; quindi bisogna cambiare, ed io ho deciso di darmi un tempo per farlo, un tempo che non è molto. Saranno passi indietro o passi avanti ancora non so dirlo, ma devo muovermi.

Forse, come mi diceva una lettrice in un commento precedente, l’immobilità non fa parte della natura umana. E invece io non sono molto per i cambiamenti, preferisco la routine, ci penso settordicimila volte. Ma alla fine, se concludo che è venuto il momento, non ce n’è più per nessuno, e adesso, signori miei, il momento è davvero qui.

Sarà la stanchezza della precarietà oppure sarà che sono figlia del mio tempo in tutto e per tutto: alla precarietà ci si abitua e si finisce per trovare noiosa quella che altrove, o in un altra epoca, sarebbe solo normalità.

Sono stanca anche di chi vive secondo l’ottica del Fake it You Make it. Conta solo quello che si vede, poi in fondo chissenefrega di quello che è? E no, e no, carini, a me frega eccome. Ecco perché vi ho abbandonati a crogiolarvi nei vostri sforzi di sembrare, di farcire ingigantire sezionare stringere o allargare.

A me piace che si veda quello che c’è sotto. Sbagliato, graffiato, imperfetto ma vostro. Mi scadete come lo yogurt del Lidl alla pera 0,1% di grassi dopo venti giorni in frigo quando mi accorgo che in realtà la vostra tanto sbandierata personalità non è che un’accozzaglia di pezzi rubati dagli altri e incollati -male- alle vostre vite per renderle speciali.

Io, come sempre e come ho imparato da qualche anno a questa parte, faccio come i pinguini di Madagascar: sorrido e annuisco. Fingo di non capire e capisco. Chiudo gli occhi ma vedo comunque. E lavoro ai fianchi, agisco nelle retrovie per cercare la mia strada, in compagnia di me, che sono l’unica persona che so davvero come è fatta e da cui so cosa posso aspettarmi.

Ecco. Io ve l’avevo detto che avevo troppo da dire. Era meglio se stavo in silenzio, nevvero? 😉