SARA’ IL CALDO

Tutto è bollente – l’acqua del mare, l’aria che respiro, la mia pelle che non si è caramellata come avrei sognato, stile fashion-blogger-in-vacanza-a-Formentera, no: si è proprio abbrustolita tipo fettina sulla brace.

Non bastano litri di bevande così fredde da rischiare una congestione; non bastano sei docce al giorno; non basta il ventilatore a casa, in ufficio, in bagno.

Fa caldo, un caldo tipico di questo posto in cui vivo, umido, appiccicaticcio, insopportabile. Torno a respirare e a ragionare (un pò) solo a partire dalle 20, sogno le ferie, ancora lontane, quando scapperò tra i miei monti d’origine dove anche a quaranta gradi c’è la brezza e la sera un ‘giacchettino’ è sempre utile.

Sarà per il caldo, allora, che ho smesso di fare molte cose.

L’ultimo mese ho lavorato come un’ossessa, come una stakanovista, come se avessi solo questo lavoro a cui aggrapparmi (e forse, ahimé, è quasi così); ho imprecato contro ogni divinità di mia conoscenza, ma mi sono anche messa alla prova e ho capito quanto questo tortuoso percorso mi stia dando professionalmente, sono ancora fiera di me per non aver mollato quando invece avrei voluto.

Dunque, dicevo, tra una sudata e l’altra ho smesso.
Innazitutto, ho smesso di credere alle cazz*te, quelle che vi/mi raccontate così bene. Mi dispiace amici, tentativo fallito, bravi ma non bravissimi. Tocca riprovare.

Poi ho smesso di cercare il vostro aiuto e i vostri consigli, perché come diceva un buon vecchio saggio quelli vi piace darli solo se non potete più dare il cattivo esempio: quindi, visto che non me ne faccio molto, preferisco continuare a sbagliare come meglio riesco, così poi anche accusarMI è più agevole. Grazie comunque per il disturbo, eh, ho apprezzato i vostri sforzi di parlare per il mio bene e di concentrarvi su quello che cercavo di dire per un tempo superiore ai 4 minuti.

Ho smesso anche di essere così poco egoista. Ehggià. Da oggi (già da un pò, a dirla tutta) penso e bado ai fatti miei, proprio come “la massa” – cioè proprio come voi. Così vi piace, dunque piace anche a me. Non sono pronta ad affrontare alcuni dolori né a fare alcune scelte, quindi dovrei farlo ugualmente per principio, perché tutti dicono che va fatto, perché è cosa buona e giusta? Sono di nuovo spiacente ed anche molto dolente. Devo già fare molte cose per dovere – pulire casa nel week end, lavorare 35 ore a settimana quando mi va bene, allenarmi anche a queste temperature per la costante minaccia della forza di gravità e a causa dell’avvicinarsi dei miei primi -ENTA -, non ne farò altre solo per “voi”, perché test clinici hanno dimostrato che poi, a cose fatte, a piangermela ci sono solo io.

Da sola.

E allora, pardon, io faccio come mi fa stare meglio, giusto o sbagliato che sia, finché non sarò psicologicamente pronta a fare altri tipi di passi sapendo di dovermela vedere me myself&I.

Ho smesso di scrivere perchè ora non è il momento, perchè non lo sento costruttivo, perché sono ancora troppo Alice per poterle dare un seguito, perché volevo scrivere cose felici ma non sono davvero fatta per i cuori e i lieto fine.
Ho smesso di non prendermi neanche una pausa nella mia giornata lavorativa: ora c’è quella sigaretta, quella pipì (si, mi era sconosciuta fino a qualche tempo fa), quella risata, quella caffè/thé. Tutte in serenità, e se io lo faccio serenamente viene accolto tutto allo stesso modo – caro Karma, quanto c’hai ragione.

Ho smesso di finire a tutti i costi i libri che non mi piacciono – li inizio e quando capisco che non siamo fatti per stare insieme chiudo e passo al prossimo, senza remore né sensi di colpa.

Ah, ho smesso anche di mangiare Nutella – no, non vi illudete, è solo perché al momento trovo più piacevole il burro d’arachidi.

E visto che questo blog nasceva per parlare di lavoro, del mio lavoro, vi aggiorno anche su quello: sono sempre precaria ma con un pezzetto di carta valido un altro anno e qualche gratificazione – personale e pubblica – in più; la settimana scorsa, causa imminente scadenza, ho dovuto gestire qualcosa come millemila telefonate al giorno e ho ricordato cosa significhi dover ripetere per ORE la stessa pappardella e avere a che fare con casi umani e disumani di ogni ambito psichiatrico, il che mi ha fatta sentire una privilegiata anche se giovedì ho lavorato 12 ore di fila; il mio libro, il mio tessssoro, continua a girare in qualche modo, anche se lo sto trascurando, e continua a darmi tante piccole gioie.

E ora, dopo avervi fatto sapere che sono viva, io vado perché fa troppo caldo e sta sudando anche il foglio di Excel che mi aspetta da venti minuti.

Vi abbraccio tutti – ma non troppo, che si suda!

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Un pensiero su “SARA’ IL CALDO

  1. Ogni tanto smettere di pensare a come gli altri reagiranno di fronte alle nostre scelte, smettere di avere sensi colpa perché non ci si comporta come ci sia aspetta da noi, smettere di guardare altrove e dare la giusta, sacrosanta attenzione a noi stessi, non può che fare bene!
    PS: ieri ho coniato una nuova bestemmia: “dio appiccicoso”! 😀

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